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Grotta di Collalto

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INTRO: questa grotta fu scoperta dagli speleologi di Arco, esattamente nel 12 novembre del 1978. Il giorno della scoperta, arrivano fino al termine della condotta iniziale, sul ciglio del primo pozzo. La settimana dopo lo scendono, e incontrano il primo vero grande problema; una grande frana bloccava il passaggio dell'uomo, ma non quello dell'aria che correva forte e fredda! Così, tutto l'inverno fu dedicato a rendere agibile il passaggio; questo gli permise di arrivare alla base dei pozzi, 150 metri circa di profondità. Qui esplorarono le condotte in lungo e in largo. Paolo Terzan (Gigio) fu il primo a trovare il Lago Secco con un livello scarso di acqua da poter essere superato, per poi trovare la parte più bella della Grotta: i Saloni. Nel 1982 si collegarono poi con la grotta della Condotta (VT 241) già conosciuta, entrando dalla condotta forzata dell'Enel. Attualmente la grotta misura 5 chilometri di sviluppo e circa 230 metri di dislivello. 

DESCRIZIONE: la grotta parte con una condotta iniziale lunga circa 100 metri, per poi immettersi nel primo pozzo, molto ampio e profondo circa 30 metri. Dopodichè si segue la corrente d'aria, scendendo tra i massi (piccola opera di legatura della frana con cordini d'acciaio), e si scende per il secondo pozzo (Siberia). Dopo alcuni saltini da fare in disarrampicata, si giunge alla Buca delle Lettere, un passaggio stretto a 90 gradi (reso agibile negli anni); appena dopo questo passaggio si esce sdraiati per circa 5 metri e per poi trovarsi letteralmente a cavalcioni del P70. Questo molto logico, in quanto la direzione è obbligata. Sul fondo di questo, partono due vie.

La via più logica (direzione Sud-Ovest): arriviamo ad un altro saltino in salita che si fa senza corda, e poi al Pozzo Vortice. Alla base (sabbiosa) di questo si nota una corda attaccata ad un chiodo che facilita la salita in una condotta, dopo un alto saltino arrampicabile. Troviamo poi delle comode gallerie, fino a fingere ad un salto di 20 metri, che se usiamo un unica corda possiamo scendere il successivo di 15 metri. Proseguendo arriviamo ad un altro salto che porta ad una sala. Qui si può prendere la corda che risale al Fantobus (non sempre presente) o proseguire per la via principale. Verso la via principale, si trova un altro salto di 15 metri, e poi un altro di 4 metri. Seguendo la galleria principale arriviamo ad una frana, la si supera stando sulla destra. Circa a metà, un passaggio stretto e in salita (poco visibile) porta in pochi minuti al passaggio chiave della frana finale, giusto prima dei saloni terminali. 

Il Fantobus invece, dopo avere risalito la corda del terzo salto dopo il Vortice, porta a delle gallerie che vanno stringendosi, obbligandoci a salire un laminatoio. Pochi metri prima di sbucare in una grande galleria, uno stretto laminatoio in discesa porta alla base della grande galleria. Qui siamo già ai grandi saloni terminali. Seguendo la galleria principale, si sbuca tra il primo e il secondo salone.

La via meno evidente sul fondo del P70, (direzione Nord-Est) si prende infilandosi in un piccolo pertugio direttamente nel Lago dei Pirati. Questo è attraversabile con un corrimano in acciaio (non eccessivamente affidabile); poi si prosegue su delle belle gallerie che con forti fenomeni meteorologici si allagano, fino ad un lago sifone. Risalendo una corda fissa per una decina di metri, arriviamo direttamente alla finestra che da sulla condotta dell'Enel. Dieci metri prima della condotta se si prende una salto di 18 metri, si raggiunge la parte esplorata durante i lavori degli anni cinquanta. Nella condotta non si può entrare, il passaggio è stretto ed è sconsigliato anche nei periodi di magra, in quanto le possibili piene improvvise porterebbero o ad una cascata al lago di Molveno o nella centrale idroelettrica di Nembia. 

Gruppo Speleologico di Lavis

Con più di quarant'anni di attività alle spalle, il gruppo speleologico di Lavis continua a guardare avanti. Su questa piattaforma qualche assaggio delle uscite e appuntamenti organizzati. 

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