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Neve, ghiaccio e buio...dentro e fuori

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Sabato 3/12/2016 le nostre due punte di diamante, tra i migliori esploratori di speleologia a livello mondiale Giovanni Moser e Michele Ravanelli accompagnati da Maurizio Sassudelli (un amico speleo del gruppo di Vigolo) Paolo Bombardelli e Silvano.... (del gruppo Speleologico Arcense) hanno partecipato a un'uscita esplorativa intercontinentale che ha coinvolto gli sforzi comunitari di oltre 20 paesi tra cui il Mozambico e lo Stato Vaticano. I nostri intrepidi amici sono partiti dal parcheggio Zuffo di Trento dove, una delegazione dei vari rappresentanti nazionali tra cui lo stesso Papa Bergoglio si sono recati per dare la benedizione alla spedizione.
Segue la testimoniana diretta di Michele Ravanelli.

ore 5:30 Giovanni passa a prendermi a sotto casa con la Panda baracca finanziata dal Mozambico per andare al ritrovo al parcheggio Zuffo.

ore 6:e qualcosa, dopo i convenevoli con le autorità e finite le cerimonie partiamo con la macchina di Maurizio verso le Sarche dove abbiamo appuntamento con gli Arcensi.


7:30 Dopo un momento di briefing con l'intera squadra al bar di S. Lorenzo in Banale, abbiamo caricato il potente mezzo arcense di tutte le vettovaglie e siamo partiti in macchina dal ristorante Dolomiti in direzione Val D'Ambiez; era una mattinata uggiosa, il freddo pungente scacciava via i residui di sonno dalla mente e i sobbalzi del mezzo sul sentiero accidentato ci tenevano vigili.

8:12 poco dopo il ponte di legno, all'uscita dalla gola scavata dal rio, sul sentiero già stretto e tortuoso scavato a ridosso di un orrido e sul fianco della montagna, incontriamo la prima difficoltà; l'inverno sta arrivando, e d'innanzi a noi si stende una forma d'acqua allo stato solido che si è mangiata la strada! Il ghiaccio è insidioso e scendiamo tutti per provare con mezzi di fortuna a incrinare la lastra di ghiaccio che ci impedisce di proseguire.

8:40 stiamo ancora scalpellando il ghiaccio con sassi, falcetti, tondini di ferro e un utensile primitivo costruito da Maurizio, ma non si riesce ad avanzare; il potente mezzo non può nulla dinnanzi alla forza degli elementi, così decidiamo di prendere armi e bagagli, caricarli sulla schiena e proseguire a piedi. Paolo e Silvano riportano a casa la jeep, mentre io, Giovanni e Maurizio ci avviamo zaini in spalla in direzione Forcella, sulla cresta che per ora non riusciamo vedere in quanto siamo ancora troppo bassi, la via è lunga ma non manca la compagnia..

11:00 circa. siamo alla Forcella! finalmente...lungo la strada Maurizio ha spinto la gamba tagliando i sentieri e rendendo più ripido l'avvicinamento, abbiamo incontrato neve da 2000mt circa, prima uno strato duro e compatto di neve gelata, via via sempre più spessa e ricoperta da uno strato sempre maggiore di powder, neve polverosa ghiacciata fino a mezzo polpaccio che specialmente nei punti più ripidi ha reso più difficile l'avanzata.
Adesso siamo qua seduti a bere un goccio di the caldo dalla thermos, ci ristoriamo e contempliamo soddisfatti il manto di neve che ricopre le dolomiti dinnanzi a noi, il bivacco è poco lontano ci assicura Maurizio; io e Giovanni gli andiamo dietro entusiasti mentre segue passo passo le orme sulla neve lasciate da un capriolo.

11:15 Spalare! Pale alla mano scaviamo per liberare l'ingresso del bivacco completamente ricoperto dalla neve; dentro ci prepariamo una moka di caffè e tagliamo il Pandoro che ci siamo portati da casa, che buono pociarlo giù nel caffè! Si sta proprio bene qua al tepore dentro il bivacco costruito dagli arcensi con pali in legno e teloni di camion, penso al temp e alla volontà di acciaio che hanno avuto per portare su tutto quel materiale a gambe! 
Ma è quasi mezzogiono, cominciamo a cambiarci, abbiamo già avuto un contrattempo (giaz) che ci ha fatto ritardare l'ingresso in grotta, siamo un pò stanchi dall'ascesa ma sempre entusiasti ogni volta che ci si inoltra in questi ambienti dove gli elementi nei millenni hanno plasmato fauna e paesaggio sovrastante ambienti nascosti e misteriosi quali le grotte.

ore 12.00 Ingresso in grotta, da qua in poi si perde la cognizione del tempo...

...è difficle descrivere a parole quello che è l'ambiente sotto terra se non lo si ha mai visto, l'immaginario comune forse è dato dal romanzo o dai film quali viaggio al centro della terra o simili, ancora più difficile per me è forse scriverlo, ... è come un viaggio all'indietro nel tempo, via via che si scende gli ambienti divengono sempre più grandi, i pozzi sempre più profondi e gli strati sempre più netti, come se l'acqua dall'entrata abbia d'apprima soltanto scalfito la roccia e mano a mano che scavava sempre più in profondità sia riuscita ad aprirsi la strada con sempre più forza e determinazione.

La cosa che ti dà l'idea di scendere a ritroso nel tempo è la stratificazione della roccia , dove ogni strato di colore e composizione diverso rappresenta un periodo più o meno lungo della storia della terra, di quello che succedeva in superficie; si arriva a un certo punto, circa tra -200 e -300 a uno strato di 2mt buoni di roccia dove sono racchiusi dei fossili, è particolare che il corpo organico fossilizzandosi si sia trasformato in cristalli di carbonio avvolti da sedimenti di calcare, l'acqua nello scorrere del tempo ha scavato la roccia più morbida intorno al fossile esponendolo in rilievo. Vi assicuro che l'effetto che vi da è impressionante, la sensazione che quelle roccie un tempo erano animali vivi e vegeti ti fa rendere conto che il tempo come lo percepiamo noi è un battito di ciglia rispetto al passare delle ere.

Raggiungo Maurizio e Giovanni in un meandro due pozzi dopo la diga costruita dagli Arcensi, mi ero attardato a fare un pò di foto e li raggiungo subito dopo che Giovanni ha provato a bypassare un sifone allagato passando da un ramo fossile, per tentare di entrare più in intimità con la fessura, ha giustamente deciso di spogliarsi in mutande e provare così a violare il pertugio, ma quest'ultimo deve essersela presa a male perchè non solo Giova non è riuscito a passare ma è uscito mondato da cima a fondo!
Mentre commentiamo il tentativo ci ristoriamo con cioccolata e panini, e decidiamo di avviarci in su verso l'uscita vista la stanchezza e l'ora che io ignoro, ma deve essere passato un bel pò di tempo dal nostro ingresso, e concordiamo nel decidere di uscire con ancora un pò di luce vista la difficoltà ad avanzare nel manto nevoso.

Continuo a ignorare l'ora, ma fuori è buio e freddo, probabilmente è sotto zero, la temperatura in grotta è circa 2 gradi e nel muoversi si stava bene, sono l'ultimo ad uscire, ho coperto l'ingresso con il telo e due pali che c'erano fuori ma per un malinteso ho lasciato una corda grigia sull'ultimo chiodo, che bisognerà ricordarsi di eliminare questa primavere quando si torna su, una volta cambiati e messa nello zaino l'atrezzatura da grotta ci avviamo. Frontalini accesi, giù per la val D'Ambiez innevata; la discesa è più facile del previsto, io e Giova facciamo a gara accovacciati a mo di slittino, scivoliamo sulla neve schivando i pochi sassi che spuntano da sotto, e ben presto arriviamo fino all'erba. Siamo stanchi, gli zaini pesano e la discesa metodo Taglioni di Maurizio si fa sentire sulle ginocchia, abbiamo chiamato Paolo e ci sta venedo incontro in macchina sul sentiero, lo incrociamo poco più sotto da dove ci aveva lasciati causa lastroni di ghiaccio, carichiamo zaini e montiamo con lui fino al bar Dolomiti in fondo al sentiero dove ci perdiamo a chiacchere birra e patatine fino a mezzanotte.

Grazie del giro ragazzi la prossima volta si arriva al fondo!!=)
Mitch

Gruppo Speleologico di Lavis

Con più di quarant'anni di attività alle spalle, il gruppo speleologico di Lavis continua a guardare avanti. Su questa piattaforma qualche assaggio delle uscite e appuntamenti organizzati.