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Wanna Gana - Paganella

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Rieccoci qua, o la, per un'altra avventura trascorsa insieme, in una grotta che possiamo definire come abbastanza enigmatica e anche poco frequentata.

Stiamo parlando della Gana del Dosson, una cavità che si trova in Paganella.

E' il 29 gennaio e da ormai tutta la settimana Mirco ci incita ad andare a vedere la Gana, I Wanna Gannnnaaaa...

Così la mattina ci troviamo regolarmente al Pastina, facciamo colazione, ci strofiniamo gli occhi ancora un po' di volte e ci decidiamo a partire. Tito, Alessandra, Anahi e Gigio vanno a prendere i panini, mentre io e Mirco andiamo a prendere sigarette e petardi. E' si, i petardi. A cosa serviranno??? Essendo zona interessata dalla presenza di orsi, e soprattuto dato che è capitato di trovare tracce organiche della presenza del plantigrade nella parte iniziale della grotta, ci siamo armati per fare un po' di rumore e vedere se ci stava aspettando per festeggiare la fine del letargo, saziandosi dei nostri corpi sporchi di fango. 

Così saliamo la forestale fino al Rifugio Dosson, ci prepariamo e zaini in spalla partiamo. Esattamente non vi è un sentiero preciso che porta alla grotta, così a na certa Gigio e Mirco svoltano verso sud nel bel mezzo del bosco e si cerca l'ingresso fra varie balze di alte e basse falesie che tagliano le rampe del bosco di traverso. Finalmente, i quattro novellini trovano l'ingresso mentre le due guide sembrano in giro a funghi! ahahah

Radunati all'ingresso ci cambiamo, godendoci la musica da discoteca che proviene dal rifugio Dosson, gremito di sciatori. 

Pronti, ci ritiriamo nel vero silenzio della montagna, dopo aver appurato la mancanza della presenza dell'orso Joghy.

La grotta si presenta subito bene: una condotta pulita e nemmeno fredda, ma è solo l'inizio. Proseguendo si comincia a infilarsi in frane di sassi incastrati, laminatoi piuttosto bassi ma non eccessivamente sporchi. Per l'appunto, Gigio si è portato una tuta cerata impermeabile, per non sporcarsi nel primo tratto e poi cambiarsi e stare asciutto e pulito nel secondo; io ho dietro un sacco delle immondizie bucato in cima per le braccia e la testa, ma finora mi sta solo facendo sudare il Missisipi.

Ora giugiamo in un pessimo laminatoio, davvero basso e stretto, e per farla più simpatica, è inondato di fango e acqua, tant'è che riesco a capire dove l'Ale ha piantato i gomiti per portarsi avanti. Per fortuna il mio sacco dell'immondizia, non funge solo da protezione per il fango, ma mi permette anche di scivolare con molta più agilità e facilità.

Ok! Terminata la parte stretta e infangata, ci imbraghiamo e si comincia a scendere quella che è la vera grotta. Dopo un pozzetto di una ventina di metri arriviamo in una saletta, in basso parte uno stretto ma pulito laminatoio, che sfocia su un altro ambiente insolito rispetto alla parte iniziale di grotta. Scendiamo anche qui circa 20 metri e arriviamo alla base di un pozzo dal quale parte una frattura piuttosto ampia e alta. 

Io intanto, ero rimasto indietro, perché avevo dimenticato il sacco in cima a un pozzo, dove avevo gli attrezzi da risalita. Quindi con mezzi un po' così così son risalito a prendermelo e son disceso a raggiungere gli altri. 

Li ritrovo nella frattura-meandro, che parte dopo il pozzo. Qui mangiamo ci ristoriamo e riposiamo, e ragioniamo. Alessandra deve essere al lavoro per le sei, e Gigio vorrebbe andare avanti un pezzo a sostituire una placchetta su un alto pozzo. Così ci dividiamo, io e Gigio procediamo, mentre gli altri si avviano verso la sporca e stretta uscita. 

La parte successiva della grotta è incredibile, sembra non centrare nulla con la parte iniziale. Proseguiamo il meandro che via via si alza e si allarga, fino a giungere a un bel pozzo da 20 metri, davvero ampio, qui giungiamo a un bivio: da una parte vi è un punto in cui la grotta chiude, mentre dall'altra il meandro prosegue dopo una frana di sassi piuttosto grandi. 

Ora il meandro è enorme, alto quasi 20 metri. Vista l'ora decidiamo di girarci e sentirci soddisfatti di aver sostituito un paio di armi, la prossima volta magari se ne possono sistemare degli altri, pensando a possibili uscite per conoscerla meglio.

Interessante è stata l'uscita, con l'Ale che era senza croll, io senza il pettorale! In due abbiamo fatto quasi un attrezzatura completa e siamo usciti felici e contenti. 

Ola

 

Carletto

Gruppo Speleologico di Lavis

Con più di quarant'anni di attività alle spalle, il gruppo speleologico di Lavis continua a guardare avanti. Su questa piattaforma qualche assaggio delle uscite e appuntamenti organizzati.