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Ecco la new avventura del GSL, che non è mai solo! Infatti l'articolo è di un amico speleologo amico delle grotte e dei gruppi speleo e quindi anche nostro amico!!! Qui raccontiamo la gita esplorativa fatto nel week end dei primi di giugno in terre balcanica, per la precisione in Bosnia.

Buona lettura...

È molto difficile ritornare alla dura realtà quotidiana dopo un weekend come quello appena trascorso. In questo momento il mio culo è su una sedia in ufficio ma la mia testa è ancora là, in mezzo a quelle colline, a quelle rocce, a quei boschi e a quei pascoli pieni di doline. Quei 3 giorni sono stati qualcosa di più di una semplice scampagnata durante un ponte festivo. Quello che la speleologia ci permette di vivere è qualcosa di incredibile: ricognizioni improvvisate nelle lande desolate dell’entroterra bosniaco alla ricerca delle più frammentate indicazioni che potessero guidarci verso il nostro obiettivo, battute nei verdi pascoli alla ricerca di introvabili inghiottitoi, il brivido e la soddisfazione di mettere piede in luoghi in cui dall’inizio dei tempi nessun uomo è mai stato. Tutto questo non ha assolutamente prezzo. Ma la speleologia non è solo questo. La speleologia crea legami, dettati dall’imprescindibile senso di squadra sul quale essa stessa si fonda. Tali legami vanno al di là della semplice collaborazione per un fine comune, sono il frutto della condivisione di passione, di valori e amicizia. Legami che ti portano in casa di gente sconosciuta in grado di farti sentire in famiglia (gente che ti “spacca la faccia” di Sljivovica perché la sua ospitalità è così grande che per noi italiani è quasi difficile da comprendere), legami in grado di portarti a centinaia di kilometri lontano da casa in una terra sconosciuta insieme a persone delle quali impari a fidarti ciecamente, con le quali condividere ogni momento: un viaggio in macchina con code interminabili, una cena a base di carnazza onta, una partita di basket scalzi sul cemento, una jam session seduti in un cortile, una camminata in un bosco, una discesa in una grotta inesplorata. Inutile dire che queste esperienze durano sempre troppo poco, tuttavia sono di vitale importanza per non dimenticare mai che, nonostante i ritmi frenetici che la società e la routine ci impongono, non siamo automi ma animali spinti da una forza che ci rende capaci di vivere esperienze straordinarie: la curiosità. 

 

Ringrazio tutti di cuore per questa indimenticabile esperienza e spero vivamente di avere ancora occasione in futuro di tornare in quei posti per proseguire quello che abbiamo iniziato e, come dice il vostro Presidente, SEMPRE A CIODO!

Filippo - Gruppo Speleologico Alti Lessini

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Salve, selvia, salvia e rosmarino a tutti!

Come sempre le relazione del GSL arrivano in ritardo, non perché siamo quattro gamberi col guscio di lumaca sulla schiena, questa è tutta una tecnica per rendervi ansiosi e creare SUSPANCE nei vostri cuori, in attesa di un nuovo articolo, relazione o racconto che sia, che vi intrattenga quei cinque minuti della vostra già bella giornata, sperando che vi faccia spuntare almeno un sorriso di piacere...

Ma veniamo al dunque...

Dunque....si....

Ah giusto! Il Carso Triestino.

Così insomma, a inizio aprile Filippo e Lucia, due amici speleo del GSM, ci contattano, dicendo che vorrebbero fare un week end lungo per Pasqua, dando la possibilità alle nostre tute e attrezzature, di essere ricoperte anche di fango fuori regione, per vedere e conoscere la vera essenza del divertimento da bambini adulti. Chi meglio degli speleologi può vantare un così cospicuo curriculum di variopinte tipologie di argilla, fango e palta nella quale si è rotolato???

Così, grazie alla super organizzazione dei Veneti, non dobbiamo far altro che preparaci uno zaino e caricare di cibo e acqua santa la macchina e partire.

Partenza per le 18.00 di venerdì 14 aprile. Dopo un viaggio di tre ore e mezza, una pausa al supermercato ALIPER a prendere forza, arriviamo all'ostello Alpe Adria nel, pieno di prospettiva paesino che si chiama "Prosecco".

Si mangia pizza, panini, formaggio e tanto altro, accompagnati dalla Vinazza. Pian piano la stanza si popola, e alle 23.30 circa che andiamo in branda, siamo in 16 da tutto il triveneto.

Così alle 7.00 suona la sveglia e alle 7.30 circa ci dirigiamo in stile zombie a un super bar del quale non ricordo il nome, ma serve ben a poco quando vi dico che aveva delle brioches così cariche di crema, che esplodeva letteralmente e fisicamente fuori dal contenitore di soffice impasto!!!!

Raggiunti da Giusto, la nostra guida Triestina, terminiamo i convenevoli culinari e andiamo verso l'Abisso Skilan!

Così ci cambiamo sotto una leggendaria e simpatica pioggerellina. Il top è bagnarsi, prima di entrare in una grotta calda, piuttosto umida da farti sudare a respirare. Un po di stagnola e sul fondo avremmo avuto speleologi lessi, ma contenti.

Si scende attrezzando due progressioni separate sul pozzone da 130 metri, una per limarsi ginocchia e gomiti e l'atra bella tecnica, con pendoli degni di spostamenti da funamboli specializzati.

Sul fondo del pozzo ci dividiamo, mentre metà del gruppo sta scendendo il pozzo, l'atra metà visita un ramo verso il fondo.

Quando questa fazione torna siamo tutti in fondo al pozzo. Io mi ero appisolato in una pace buia e interiore, tanto che stavo per addormentarmi.

Qui decidiamo di andare a visitare l'altro ramo, mentre alcuni risalgono viste le possibili attese essendo in 18 in grotta.

Il bellissimo e caldo gallerione che si sviluppa a lato del pozzo ci fa venir fame, così dopo un paio di ore ci giriamo e usciamo disarmando.

Questi veneti che ci invitano ma poi ci fanno lavorare attrezzando e disattrezzando il pozzone, senza nemmeno regalarci un centinaio di moschettoni o na bozza de vin =) Sti sanitari eh! grande Lucia

Usciti la pioggia ci pulisce le tute, è molto gentile. Ci rechiamo a pulire l'attrezzatura, per chi intende farlo. Poi andiamo in ostello.

Dopo docce e spuntini ci dirigiamo subito oltre confine a ingozzarci di carne in perfetto stile "Est Italia".

Grande festa di Carne, Bracciole, Cevapcici e Salsicce! Non manca un po' di vino né!!!

Rotoliamo tornando all'ostello, concludendo con chitarra e chiacchere in compagnia!

La domenica, nuovamente in piedi! Non sembrava vero ma l'antico vaso era stato recuperato, cioè eravamo riusciti ad alzarci! Amaro Montenegro, sapore vero!

Anche qui, difficoltà organizzativa tra panini di gocciole e lucanica, grappa al cioccolato e alla camomilla!

Colazione, non al livello dei quella di ieri ma degna di un locale in stile sloveno! Dobra

Qui ci rechiamo nella grotta di Ternovizza. Un antico ospedale da campo durante la guerra. Sisi, altro momento in cui Lucia ci fa il solito pippone medico culturale! Noi vogliamo solo dormire un po' sotto il sole prime di recarci al buio!!! AHAHA! tanto sappiamo che non te la prendi!

Così entriamo mentre Matilde e Alan armano, carichi di uova di pasqua, pane e companatico!

Qui si gironzola molto a caso nella sala concrezionata; si risale verso vari rametti chiusi dalle concrezioni, rischiando di volare sopra le stalagmiti in discesa! tutto ben!

Dopo una super Jam Session con chiavi da 13 su roccia millenaria, ci dirigiamo verso l'epopeica foto di gruppo nel buio!

Ok, tanto di cappello ai fotografi, ma molto di più a chi attende la foto ben riuscita, con una paralisi alla bocca e al sedere, la faccia bruciata dalla Kikko Lamp di Filippo, sulla quale cuoceremo braciole vista la temperatura raggiunta =)

Usciti dal pertugio diamo vita a un banchetto di avanzi comunitari! Una festa di chitarra vino e patate avanzate!

Dopo esserci ingozzati per l'ennesima volta, torniamo all'ostello dove ci sono le oche assassine che fanno da guardie al prato! Dentro di corsa a lavarsi e riposare prima dell'ultima cena!

Ci rechiamo nel vento di Trieste la sera! Un disastro di pioggerellina sventata, ma problemi zero! Ci ripariamo in pizzeria birreria.

Ci ingolfiamo all'inverosimile, tanto che ci sono più foto di gente in abbiocco da digestione che altro!!!

Ci stiamo decimando pian piano, ora siamo in 11 mi pare!

Vi starete chiaramente chiedendo cosa abbiamo fatto nel vento di Trieste dopo un abbuffata così!?!?

Che domare. Chiaramente un super gelato!!!! Ben accompagnato da una Tournè di barzellette in perfetto stile veneto!!!

Purtoppo però la stanchezza la fa da padrona e anche gli ultimi 5 irriducibili si decidono a finire il loro convegno di barzellette in ostello!

Io mi chiudo nel sacco a pelo e non ho idea di che ora sia, ma sento gli altri che con chitarra e altro intrattengono le Guardi Oche! Le usavano anche i romani come antifurto! Geniale!

Io posso ora passare all'ultima mattina, in cui, io, Giova, Manuel, Bea, Lucia, Skizzo e Filippo facciamo l'ultima colazione nel bar con tanta crema dentro e fuori le brioches!! Dovremmo partire alle 9.00 alla volta del Trentino, ma la ottima compagnia ci obbliga a partire alle 10.30 della mattina del lunedì di Pasquetta!!! 

Ma va benissimo!

Ora speriamo di rivederci presto, chiaramente al buio, perché certe facce al sole non si possono vedere!

Ciao a tutti!

In profundo LUX!

 

Carletto

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Domenica 05/02/2017

Tutto nasce da una proposta di Manuel (collega aspirante soccorritore): "Andiamo a farci un giretto a Collalto?" e finalmente alla terza uscita mi sono deciso a portare la macchina fotografica con me, con l'arduo compito di rendere giustizia alla maestosità dei saloni della grotta.


Data una prefazione del genere mi aspettavo fosse una gita bilaterale tra il gruppo speleologico di Villazzano e quello di Lavis.
Quello che non mi aspettavo è stata invece una partecipazione di così larga portata, con ben 9 speleologi provenienti da ogni parte della regione; fuori dalla grotta inoltre erano presenti numerosi membri di GST, GSL, GGR, GSM e Fledermaus. 


E quindi poco dopo le ore 10.00 ci accingiamo ad entrare in grotta: una guida d'eccezione ha accompagnato la nostra escursione, il famosissimo speleologo Gianni che, tra un "qualcuno vuole un ristorante?" e l'altro, dispensava importanti nozioni e aneddoti.
Tra gli altri partecipanti a questa uscita, oltre i sopracitati, sono da segnalare: Federico (lo si riconosce per il perfetto posizionamento di attrezzatura e moschettoni sull'imbrago), Manuel (direttamente da Bolzano, si infila in ogni strettoia disponibile), Clara e Sara (Clara è quella con il casco chiaro Sara è l'altra... ehm o era il contrario?), la misteriosa Angela meglio conosciuta come Mauro. Ed infine Sebastiano uno dei molti amanti della "buca delle lettere".

La grotta di Collalto si trova all'inizio della Val d'Ambiez, poco sopra l'abitato di San Lorenzo in Banale.
Il passaggio è dapprima abbastanza largo e arioso ma, superato il primo pozzo, si infila all'interno di una stretta frana; da qui in poi strettoie e spazi angusti saranno i nostri unici compagni di viaggio (ma dopotutto siamo in una grotta, cos'altro ci si poteva aspettare?).

Superato il famoso passaggio "buca delle lettere" così chiamato per via della stretta fessura in cui si è costretti a passare si continua a scendere, fino ad arrivare alla "sala del vortice" un'enorme marmitta dalla quale proseguiamo attraverso un susseguirsi di condotte, strettoie, punti labirintici e saltini. Poi improvvisamente tutto attorno si fa più buio e siamo costretti ad aumentare le luci delle nostre lampade: siamo arrivati al primo maestoso salone dove l'eco delle nostre voci rimbomba, dandoci così il benvenuto.

Questo è il premio della grotta di Collalto: tre enormi saloni, l'uno più grande dell'altro che attendono noi speleologi. 
Incredibile pensare che ci troviamo sottoterra; incredibile pensare che la forza dell'acqua, goccia dopo goccia possa creare ambienti così vasti.

Ma meglio abbandonare il racconto per lasciare spazio alle fotografie...

Un ringraziamento a tutti coloro che si sono offerti di aiutarmi con l'illuminazione di questi ambienti così vasti.

Andrea Lona

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Rieccoci qua, o la, per un'altra avventura trascorsa insieme, in una grotta che possiamo definire come abbastanza enigmatica e anche poco frequentata.

Stiamo parlando della Gana del Dosson, una cavità che si trova in Paganella.

E' il 29 gennaio e da ormai tutta la settimana Mirco ci incita ad andare a vedere la Gana, I Wanna Gannnnaaaa...

Così la mattina ci troviamo regolarmente al Pastina, facciamo colazione, ci strofiniamo gli occhi ancora un po' di volte e ci decidiamo a partire. Tito, Alessandra, Anahi e Gigio vanno a prendere i panini, mentre io e Mirco andiamo a prendere sigarette e petardi. E' si, i petardi. A cosa serviranno??? Essendo zona interessata dalla presenza di orsi, e soprattuto dato che è capitato di trovare tracce organiche della presenza del plantigrade nella parte iniziale della grotta, ci siamo armati per fare un po' di rumore e vedere se ci stava aspettando per festeggiare la fine del letargo, saziandosi dei nostri corpi sporchi di fango. 

Così saliamo la forestale fino al Rifugio Dosson, ci prepariamo e zaini in spalla partiamo. Esattamente non vi è un sentiero preciso che porta alla grotta, così a na certa Gigio e Mirco svoltano verso sud nel bel mezzo del bosco e si cerca l'ingresso fra varie balze di alte e basse falesie che tagliano le rampe del bosco di traverso. Finalmente, i quattro novellini trovano l'ingresso mentre le due guide sembrano in giro a funghi! ahahah

Radunati all'ingresso ci cambiamo, godendoci la musica da discoteca che proviene dal rifugio Dosson, gremito di sciatori. 

Pronti, ci ritiriamo nel vero silenzio della montagna, dopo aver appurato la mancanza della presenza dell'orso Joghy.

La grotta si presenta subito bene: una condotta pulita e nemmeno fredda, ma è solo l'inizio. Proseguendo si comincia a infilarsi in frane di sassi incastrati, laminatoi piuttosto bassi ma non eccessivamente sporchi. Per l'appunto, Gigio si è portato una tuta cerata impermeabile, per non sporcarsi nel primo tratto e poi cambiarsi e stare asciutto e pulito nel secondo; io ho dietro un sacco delle immondizie bucato in cima per le braccia e la testa, ma finora mi sta solo facendo sudare il Missisipi.

Ora giugiamo in un pessimo laminatoio, davvero basso e stretto, e per farla più simpatica, è inondato di fango e acqua, tant'è che riesco a capire dove l'Ale ha piantato i gomiti per portarsi avanti. Per fortuna il mio sacco dell'immondizia, non funge solo da protezione per il fango, ma mi permette anche di scivolare con molta più agilità e facilità.

Ok! Terminata la parte stretta e infangata, ci imbraghiamo e si comincia a scendere quella che è la vera grotta. Dopo un pozzetto di una ventina di metri arriviamo in una saletta, in basso parte uno stretto ma pulito laminatoio, che sfocia su un altro ambiente insolito rispetto alla parte iniziale di grotta. Scendiamo anche qui circa 20 metri e arriviamo alla base di un pozzo dal quale parte una frattura piuttosto ampia e alta. 

Io intanto, ero rimasto indietro, perché avevo dimenticato il sacco in cima a un pozzo, dove avevo gli attrezzi da risalita. Quindi con mezzi un po' così così son risalito a prendermelo e son disceso a raggiungere gli altri. 

Li ritrovo nella frattura-meandro, che parte dopo il pozzo. Qui mangiamo ci ristoriamo e riposiamo, e ragioniamo. Alessandra deve essere al lavoro per le sei, e Gigio vorrebbe andare avanti un pezzo a sostituire una placchetta su un alto pozzo. Così ci dividiamo, io e Gigio procediamo, mentre gli altri si avviano verso la sporca e stretta uscita. 

La parte successiva della grotta è incredibile, sembra non centrare nulla con la parte iniziale. Proseguiamo il meandro che via via si alza e si allarga, fino a giungere a un bel pozzo da 20 metri, davvero ampio, qui giungiamo a un bivio: da una parte vi è un punto in cui la grotta chiude, mentre dall'altra il meandro prosegue dopo una frana di sassi piuttosto grandi. 

Ora il meandro è enorme, alto quasi 20 metri. Vista l'ora decidiamo di girarci e sentirci soddisfatti di aver sostituito un paio di armi, la prossima volta magari se ne possono sistemare degli altri, pensando a possibili uscite per conoscerla meglio.

Interessante è stata l'uscita, con l'Ale che era senza croll, io senza il pettorale! In due abbiamo fatto quasi un attrezzatura completa e siamo usciti felici e contenti. 

Ola

 

Carletto

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Eccoci qua, ad un altro aricoletto della vita del Gruppo e di tutti i nostri amici Speleologi.

Sarà circa il 10 dicembre, che un paio di amici vedono su Facebook un evento particolare: si chiama "Ranatalata 2016" ... scorrendo la descrizione si legge che si tratta di una bella rimpatriata goliardica di speleo al Buso della Rana. Ci si trova dalle 11.00 in poi nella Sala da Pranzo a circa 30 minuti dall'ingresso e si presenta così: "ognuno porti da mangare, da bere e tanta voglia di far festa". Un invito così potrebbe non invogliare i migliori sportivi ne i grandi alpinisti, ma i piccoli uomini che amano il buio, il vero buio terrestre, non se la lasciano scappare. 

Così qualche giro messaggi, ci aiuta ad organizzarci in due auto, e anche a evitare a Carlo di far scendere tutti di sabato, visto che aveva confuso la data fin all'ultimo, mentre la festa è domenica!!!

Comunque siamo d'accordo: siamo io, Fede, Mitch, Giova, Sara (un'amica di Ancona che studia a Trento) e Aleksandra, altra amica da due mesi a Trento (prima volta per lei in grotta). Così si parte; sono le 7.00 che vengo prelevato dall'auto di Fede occupata anche da Giova; partiamo per Lavis dimenticandoci di aspettare Mitch, colpa delle tante ore di sonno.

Così ci vediamo tutti a Trento, dove prendiamo Sara e Aleksandra, ci presentiamo e scendiamo tra le curve ignote della Vallarsa, che mi impediscono di dormire, ma va bene, si chiacchera per conoscerci meglio!

Arriviamo a Monte di Malo ma la nostra guida spirituale per la grotta è al bar, così chiaramente raggiungiamo il mitico e bellissimo Boa al Bar, dove ci salutiamo con caffè e briochesssss...

Boa è con altri amici, tra cui Miguel, Angela, una bionda della quale non ricordo il nome, Fabio e una altro simpaticone con gli occhiali....

 

Eh si... non sembra vero, ma anche per noi speleo arriva il momento della gita in cui ci si prepara per entrare.

Sono le 10.00 che entriamo.

Siamo un bel numero (che non ricordo) ma so che siamo un mix di trentino-marchigiani, padovani, vicentini TUTTI SPELEIIIIII

Prima di andare a ingozzarci, decisi, andiamo a fare un giro in questa fantastica cavità; andiamo al Ramo Morto e zone vicine al Ramo Principale. Non spaventatevi dal nome del posto, è davvero fantastico, con i suoi meandri lavorati da un'acqua ricca di pazienza e saggezza che ci ha permesso di inoltrarci nelle stanze segrete delle montagne, indi per cui un'acqua rispettabilissima. 

Andiamo vogliosi di vedere tutta questa magia di meandri, laminatoi, sale e laghetti, ma senza mai dimenticarci di guardare dietro di noi per vedere di non seminare qualcuno nel tragitto, vista la vastità di bivi e ramificazioni del complesso. Sarebbe davvero interessante provare a doversi arrangiare nel trovare la strada giusta, ma sarà un altro giorno, oggi si pensa a divertirsi prima del vero divertimento.

All'andata avevamo lasciato viveri e liquidi utili per il simposio alcolico dietro un sasso all'inizio della Sala da Pranzo che si presentava chiaramente vuota. Voi capirete la difficoltà nell'attraversarla a ritroso dopo il giretto, con un numero fantastico di persone agghindate da renne, babbi natale, alberi di natale, cavalli e grigliatori di polenta e salsicce. Bellissimo.

Raggruppiamo i sacchi e estraiamo ciò che è davvero utile: vino, grappa, vino, panini, vino, panettoni, vino, pandori e vino. 

Non sto a raccontarvi la festa, così alla prossima si sceglierà una sala ancora maggiore, visto che verrete anche voi!

Posso solo dirvi che vi siete persi un connubio fantastico di Speleologi mezzi sani, armati di chitarra, voci stonate e tanto buon e sano divertimento.

Ringrazio l'S-Team che ha organizzato e TUTTI quelli che han partecipato e hanno reso speciale l'evento.

Un grazie a Lorenzo K Rossato e Federico Tesoro Mattedi a cui ho rubato le foto!!!

Alla prossimaaaaa!!!!

 

Carletto

Gruppo Speleologico di Lavis

Con più di quarant'anni di attività alle spalle, il gruppo speleologico di Lavis continua a guardare avanti. Su questa piattaforma qualche assaggio delle uscite e appuntamenti organizzati. 

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